La verità sul caso Harry Quebert
Recensione,  thriller

La verità sul caso Harry Quebert

“La verità sul caso Harry Quebert” è forse il romanzo più emblematico e famoso di Joël Dicker, probabilmente anche grazie alla miniserie con Patrick Dempsey. 

Per anni è stato ospite silenzioso nella mia “libreria dei sospesi” (il libro, non Patrick) e finalmente, all’inizio dell’estate è arrivato anche il suo turno.

Sarà che è un thriller, sarà che parla di scrittori, ma io l’ho adorato (e divorato): erano anni che non facevo nottata per finire un libro.

La trama

In breve, la trama 

“Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di quindici anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare all’editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: l’amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola. Il cadavere della ragazza viene ritrovato nel giardino della villa di Harry, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E naturalmente deve scrivere un romanzo di grande successo.”

Gli ingredienti

La sinossi promette, ma neanche tanto. Letta così “La verità sul caso Harry Quebert” sembra giusto un libro da ombrellone con tutto che le sue quasi ottocento pagine che lo rendono anche un po’ ingombrante. Invece, inaspettatamente, appena lo inizi è amore a prima vista e non riesci più a mollarlo. Insomma, se non ci sono troppi parenti che ti ronzano intorno e con una buona scorta di popcorn, te lo puoi leggere anche in un fine settimana.

Se poi parliamo della storia d’amore tra Harry e Nola, sarò poco romantica, ma io l’ho trovata morbosa e tossica tanto che in più di un passaggio mi ha ricordato “Lolita” di Nabokov. Leggendo un po’ in giro poi mi sono resa conto che questa non è stata solo una mia sensazione, addirittura c’è chi ha anche scomodato Stephen King, Twin Peaks e Jessica Fletcher.

Il fatto è che in settecentottanta pagine Dicker ci mette dentro proprio tutto: l’amore, la vita di provincia, la paura, la gelosia, l’ambizione… Il tutto sapientemente dosato con dei salti temporali degni delle migliori montagne russe.

Dicker e il suo “romanzo americano”

Dicker vuole scrivere un libro che non si possa smettere di leggere e lo dice chiaramente in un’intervista del 2012 rilasciata al Corriere. Il suo obiettivo è «dare piacere ai lettori, farli divertire e tenerli sulla corda. Avete presente Homeland, la serie tv? Vedi una puntata, poi un’altra, poi cominci a fare delle stupidaggini tipo vederne quattro di fila di notte così il giorno dopo non riesci a lavorare… La mia ambizione era ottenere lo stesso risultato con un libro».

Anche dalla copertina (quella della prima edizione) riesci a cogliere lo spirito del libro. 

Sempre dall’intervista all’inviato del corriere della sera: 

L’immagine di copertina è «Portrait of Orleans», una delle opere esposte in questi giorni [dicembre 2012] al Grand Palais di Parigi nella mostra su Edward Hopper vista da migliaia di parigini e visitatori. «Quando abbiamo chiesto i diritti al Fine Arts Museums of San Francisco non sapevamo del Grand Palais — dice Dicker —, forse abbiamo colto qualcosa dello spirito del tempo. Quel quadro mi sembrava perfetto, evoca la stessa atmosfera del libro. Quell’America del New England che tutti hanno in mente».

I trentuno consigli di Harry Quebert

E poi c’è questa cosa meravigliosa che, al di là della storia, il romanzo parla di libri e di scrittori, e solo per questo andrebbe studiato in tutti i corsi di scrittura creativa.

Prima una nota: i capitoli sono numerati in maniera decrescente partendo dal 31; non ho capito bene il motivo sinceramente, forse perché è un racconto a ritroso… boh, comunque non è che questa cosa mi abbia sconvolto la vita (a dire la verità me ne sono accorta solo quando me lo hanno fatto notare). La cosa interessante è che ogni capitolo si apre con un consiglio di scrittura (e di vita) che Harry dà a Marcus. 

Per me andrebbero raccolti in un volumetto a parte e messi sulla scrivania di ogni aspirante scrittore. Ve ne riporto giusto qualcuno

31 Il primo capitolo è fondamentale, Marcus. Se ai lettori non piace, non leggono il resto del libro.

30 – Il secondo capitolo è molto importante, Marcus. Deve essere decisivo, di impatto.

(ok, letti così sembrano un po’ le regole del Fight Club)

19 Il peggior nemico di uno scrittore è la scadenza. Mi raccomando, Marcus, rispetta le scadenze. Ma, se puoi permetterti questo lusso, giocaci: è molto più divertente.

9Le parole sono importanti, Marcus. Ma non scrivere per farti leggere: scrivi per farti capire.

4 Quando arrivi alla conclusione di un libro, Marcus, devi regalare al lettore un colpo di scena finale […] perché bisogna mantenere il lettore con il fiato sospeso fino in fondo. È come quando giochi a carte: devi conservarti qualche asso per l’ultima mano.

“Harry Quebert” e il segreto del suo successo

A distanza di anni posso dire che, “La verità sul caso Harry Quebert” appare quasi come un romanzo auto-profetico: come per Harry Quebert e Marcus Goldman, anche Dicker sembra essere rimasto imprigionato dal successo del suo primo libro.

Ora sto leggendo un po’ in ordine sparso anche gli altri e prima o poi vi parlerò dei Baltimore, della Catastrofica visita allo zoo dell’Animale selvaggio e di Alaska Sanders. Piacevoli, sicuramente di intrattenimento, ma in nessuno Dicker è riuscito a realizzare “il romanzo perfetto” come in “La verità sul caso Harry Quebert”.

Come sempre vi lascio l’Anteprima, così potete anche iniziare a sfogliarlo

Per quanto riguarda la serie, quando è uscita non l’ho vista perché trovavo che il dottor Derek Shepherd sotto mentite spoglie non potesse essere credibile; ovviamente ora mi mangio le mani perché non c’è più verso di recuperarla.

Metto il trailer giusto per consolazione (ma tanto so che comunque “era meglio il libro”)


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