la signora del furgone recensione
Recensione

“La Signora nel furgone” di Alan Bennett

“La Signora nel furgone”, di Alan Bennett, è un libricino di 90 pagine che ti leggi in un pomeriggio. Ha l’aria innocua con la sua copertina rosa – almeno nell’ultima edizione di Adelphi –  e Alan Bennett è l’autore di “La sovrana lettrice”, che tanto mi era piaciuto. Così, assolutamente ben disposta, credevo di giocare in casa quando l’ho votato come libro del mese per il gruppo di lettura di La scatola lilla.

Come dire: mai fidarsi dei libri “sottili”. Spesso sono insidiosi: non ti diluiscono la storia un po’ alla volta, dandoti il tempo di assimilarla; ma te la tirano addosso tutta assieme, come un pugno nello stomaco, e il più delle volte poi ti serve almeno una settimana per capire se ti è piaciuta o no. Mi era successa la stessa cosa con “L’ultima cosa bella sulla faccia della terra”

La Signora nel furgone . Trama

Chi accetterebbe mai di ospitare per diciotto anni nel giardino di casa propria una anziana barbona e il furgone debordante di rifiuti che ne costituisce il domicilio? Oltretutto Miss Shepherd non è una vecchina che susciti tenerezza: è grande e grossa, scontrosa, bislacca, poco incline alla gratitudine. Porta una sottana fatta di stracci per la polvere, occhiali da sole verdi e, a mo’ di cappello, un cestino di paglia ottagonale. Si fa scarrozzare per la città su una sedia a rotelle ed emana un insopportabile fetore. Chi mai accetterebbe una così perturbante prossimità? Forse solo Alan Bennett, che in questo libro permeato di sublime, sardonica pietas, e sostenuto da uno sguardo attento al più minuto particolare visivo e olfattivo, ci affida l’irresistibile diario di una lunga, incongrua convivenza. E forse solo Alan Bennett poteva trasformare l’abiezione in un genere di humour personalissimo – e Miss Shepherd in un personaggio memorabile.

La Signora nel furgone. Recensione

E qui viene la parte difficile: mi è piaciuto? Non lo so.

Il racconto spezzettato, in forma di diario, non aiuta. I diciotto anni di convivenza sono descritti in neanche una centinaia di pagine; segno che, comunque, le giornate si susseguivano fondamentalmente tutte uguali senza che ci fosse una effettiva evoluzione del rapporto tra i due. La lettura scorre comunque veloce ed è piacevole, anche se mi aspettavo qualcosa di più.

Mentre lo leggevo, questo libro mi metteva profonda tristezza. Riflessioni come: «basta poco per cadere e non riuscire a rialzarsi» e «forse sono una brutta persona, perché io mai mi sarei messa nella posizione di Bennet» o ancora «alla fine, certe piccole manie le manteniamo tutti, indipendentemente dal nostro stile di vita, quindi: chi sono io per giudicare».

Con il tempo però la tristezza, il disagio, si sono trasformati in fastidio: «cosa autorizza Miss Shepherd a maltrattare Bennett?». Lui infondo l’ha letteralmente “tolta dalla strada”, perché mai un “grazie”? Alla fine Bennett si ritrova manipolato e succube dell’anziana signora per un non meglio definito senso del dovere – o forse di colpa – che la sua posizione agiata gli fa nascere nei confronti di Miss Shepherd, senza che però lui abbia effettivamente delle responsabilità.

La Signora nel furgone … e poi

Non so se sia stato presentato anche a teatro, ma nel 2015 è uscito il film “The Lady in the Van” con una fantastica Meggie Smith di cui vi lascio il trailer a fine pagina. Nel 2018 sempre Adelphi ha pubblicato “La Signora nel furgone e le sue conseguenze” che riporta il testo originale e la sceneggiatura del film, oltra a nuova pagine inedite del diario di Bennett. Non penso di leggerlo, ma ve lo segnalo in caso vi potesse interessare.

Intanto, come sempre, vi lascio l’anteprima e vi aspetto nei commenti per sapere cosa ne pensate

“La Signora del furgone” (Anteprima)

Ed ora il film

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