Youri Egorov
Recensione

“Nella casa del pianista” di Jan Brokken

Uno dei motivi per cui partecipo ai gruppi di lettura è che mi permette di scoprire libri che, di mio, non comprerei mai: nel senso che ne ignoro proprio l’esistenza.

L’ultimo, in ordine di tempo, è stato “Nella casa del pianista” di Jan Brokken (per dirla tutta, ignoravo anche l’esistenza dell’autore) pubblicato da Iperborea. Adoro la cura di questa casa editrice nel selezionare i suoi autori e il formato inconfondibile dei loro libri.

La sera del 30 gennaio 1980 Youri Egorov, astro nascente del pianoforte, dà uno dei suoi primi, memorabili concerti nell’Europa occidentale, interpretando gli studi di Chopin. Per Jan Brokken è una folgorazione e l’inizio di un legame profondo: dalle prime battute riconosce in lui il talento che ogni giorno sente esercitarsi nella casa vicina.

Fin dalle prime pagine me ne sono innamorata, è uno di quei romanzi da cui non riesci a staccarti.

Rimpiango solo la mia vergognosa ignoranza musicale che mi ha fatto leggere interi brani come immersa in una fitta nebbia.

“Nella casa del pianista” il racconto di un’epoca

A prima vista potrebbe sembrare la biografia di Youri Egorov, ma in realtà è la storia di un’amicizia, di un’epoca e di un’atmosfera.

“Nella casa del pianista” è un libro che parla soprattutto di libertà.

Egorov era un dissidente sovietico, fuggì in Europa a 22 anni, durante un tour in Italia quando, per una serie di coincidenze fortuite, riuscì ad eludere la sorveglianza del KGB. Essendo omosessuale per lui sarebbe stato molto pericoloso rimanere in Russia, ma non ha mai smesso di amare il suo paese e di sentirsi in colpa per aver abbandonato la sua famiglia.

Nel libro ad un certo punto Brokken racconta che, sfogliando i diari di Egorov, la parola “famiglia” compare più spesso della parola “musica”.

Leggendo “Nella casa del pianista” non puoi non andare alla ricerca dei  filmati dei concerti su youtube, ma poi ti ricordi che negli anni Ottanta e il mondo non era così “digitale” ma soprattutto che Egorov è morto molto giovane e purtroppo non ha raggiunto tutta quella popolarità che avrebbe meritato. Sono però riuscita a trovare alcune immagini trasmesse dalla tv svizzera nel 1984

Come dicevo in “Nella casa del pianista”, Brokken ci racconta un’epoca: quella in cui ammalarsi di AIDS era una colpa, la giusta punizione per i gay. Egorov ha sempre tenuto nascosta la sua malattia: la versione ufficiale era che soffriva dei postumi di una forte meningite. Tutto questo mi ha ricordato molto il film “Philadelphia” con Tom Hanks, Denzel Washington e Antonio Banderas (e non aggiungo altro).

Per i miei affezionati lettori che non hanno i capelli grigi, sotto ho messo il trailer del film

Ma prima, come sempre, ecco l’anteprima del libro

Ed ora, come promesso, il trailer di Philadelphia (1993)

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