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Bulgakov: l’Ucraina nel cuore

In questi giorni si è parlato tanto di letteratura russa, forse anche a sproposito. Avrai certamente letto del caso del corso su Dostoevskij di Paolo Nori alla Bicocca di Milano, prima sospeso e poi ripristinato; non entrerò nel merito della questione perché già tanto è stato scritto.

Oltre a Dostoevskij però, in questi giorni è stato più volte citato anche Michail Bulgakov, nato a Kiev e poi trasferitosi a Mosca. Ho letto che non può essere definito un autore ucraino, visto che all’epoca l’Ucraina faceva parte della Russia e per il fatto che abbia sempre scritto in russo. Non sono certo un’esperta, ma so che in Russia c’era una guerra civile, che Kiev anche allora non se la passava bene e che l’Ucraina è sempre stata ricordata con immenso amore da Bulgakov.

Memorie di un giovane medico

Questo è il suo “Memorie di un giovane medico”, una raccolta di nove racconti scritti tra il 1917 e il 1919, pubblicati singolarmente tra il 1925 e il 1926 e per la prima volta in un unico volume nel 1963.

“C’era un bellissimo freddo, mi ricordo, sui quindici gradi sotto zero, le stelle… Ah, che stelle ci sono in Ucraina. Adesso sono sette anni circa, che abito a Mosca, ma ho comunque sempre nostalgia della patria. Mi si stringe il cuore, delle volte ho una voglia tormentosa di salire sul treno… e via! Vedere ancora i burroni coperti di neve… Il Dnepr… Al mondo non c’è una città più bella di Kiev”.

Michail Bulgakov “Memorie di un giovane medico” (1925)

Il Maestro e Margherita

 Gli scritti di Bulgakov sono stati a lungo censurati e la sua opera più celebre, Il Maestro e Margherita del 1939, è stata pubblicata solo nel 1967.

Se ancora non lo hai letto, te lo consiglio: è una lettura assolutamente scorrevole e piacevole, anche se spesso ho sentito la necessità di fermarmi per poterla assaporare meglio.

Indubbiamente Bulgakov è stato geniale nella stesura di questo romanzo surreale. Satana, nei panni di Woland, e il suo seguito si insediano a Mosca e smascherano soprusi e meschinità in un caleidoscopio di situazioni assurde e paradossali.

Perseguitato dalla censura, Bulgakov brucia la prima stesura nella stufa nel 1930 (“Ma i manoscritti non bruciano” dirà Woland nel romanzo a proposito del manoscritto che il Maestro darà alle fiamme). Nel 1931 si rimette al lavoro e ci vorranno quasi dieci anni per portarlo a termine. Verrà completato solo nel 1941, dopo la sua morte, dalla moglie Elena Šilovskaja che, come Margherita, sarà sempre al suo fianco.

Bloccato dalla censura, come dicevo, verrà pubblicato solo nel 1967.

La guardia bianca

Ma c’è un altro libro di Bulgakov che voglio andare a leggere in questi giorni ed è “La guardia bianca” che narra le vicende di tre fratelli tra il 1918 e il 1919 a Kiev durante la guerra civile russa: a distanza di più di un secolo è drammaticamente attuale.

Spero al più presto di potertene parlare con più calma (tutti gli altri libri che aspettano da un po’ il loro turno mi sapranno perdonare ancora una volta).

«Tutto passerà. Le sofferenze, i tormenti, il sangue, la fame e la pestilenza. La spada sparirà, ma le stelle resteranno anche quando le ombre dei nostri corpi e delle nostre opere non saranno più sulla terra. Non c’è uomo che non lo sappia. Perché dunque non vogliamo rivolgere il nostro sguardo alle stelle? Perché?»

Michail Bulgakov, “La guardia bianca” (1924)

Le tre anteprime

Oggi ti voglio lasciare l’anteprima di tutti e tre i romanzi, poi deciderai tu da dove iniziare




Quindi, alla fine, la questione non è tanto se Bulgakov sia da considerare russo o ucraino, ma quanto la sua opera sia al di sopra di ogni strumentalizzazione e di come la letteratura, e l’arte tutta, debbano sempre volare alto, molto al di sopra delle follie umane, e debbano unire, e mai dividere.


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